Utente o non Utente
Questo è un quesito che mi iniziai a porre già qualche tempo fa, quando mi ritrovai a dover scrivere sullo usage centered design.
Come arrovellai le mie rotelle allora, tento di fare lo stesso con voi in questo momento e chissà che non trovi una risposta alle mie domande…
Vi chiedo quindi adesso: ma, secondo voi, è giusto includere l’utente nella progettazione di un prodotto a lui dedicato?
La risposta non mi sembra così scontata.
Ho letto tantissimi trattati in merito e sono arrivata alla conclusione che, molto semplicemente… dipende! (tanto per citare colui che ha la colpa del 90% dei miei deliri mentali)
Scontata anche questa risposta forse, ma il mio “dipende” continua con “dipende a chi lo chiedi…”
Leggendo ho notato, e col tempo imparato, che importante quasi quanto il contenuto di uno scritto è sapere chi lo ha concepito, conoscere il suo background (ovviamente sempre in riferimento all’area tematica in questione), che lavoro fa, se lavora nel campo, se ci ha lavorato ed è stato mandato via, se la sua unica risorsa e ragione di vita è quello che ci stiamo approcciando a leggere eccetera…
A mio parere tutte queste cose influenzano molto i contenuti ma soprattutto il punto di vista attraverso il quale siamo portati a vedere una certa cosa (e quando si parla di processo di sviluppo questo è molto importante in quanto le fasi sono molteplici e di conseguenza i punti di vista).
Potrà quindi capitare che un designer ad esempio, risponderebbe alla nostra domanda dicendoci che il dialogo e l’interazione con l’utente sono assolutamente necessari se non sacri per ottenere un buon prodotto ed un ingegniere invece che preferisce lavorare da solo senza avere persone “non competenti nel campo” che disorientano il lavoro.
Ma come fare a capire qual è l’approccio giusto da utilizzare?
E’ giusto includere l’utente nella progettazione essendo lui il destinatario dell’oggetto, o meglio escluderlo per permettere ai progettisti di poter applicare tutte le loro conoscenze nel campo?
Bisogna focalizzarsi sui bisogni dell’utente, sui compiti che vuole svolgere o sugli obiettivi che vuole raggiungere?
Volendosi focalizzare sull’utente si potrebbe citare come in fondo “Non si può vendere caffè senza parlare coi bevitori di caffè” (sacrosante parole) ma se al contrario ci si volesse focalizzare sui compiti è anche vero che, come afferma un vecchio detto del design, “Se si chiederà a qualcuno di disegnare un vaso e non qualcosa per contenere dei fiori non si avrà mai un giardino pensile”…
Verrebbe qui molto spontaneo chiedersi: ma, in fondo è per l’utente che si sta progettando. Perché non
bisognerebbe includerlo nella progettazione?
Il problema è che spesso è difficile definire bene l’utente ed i suoi obiettivi, soprattutto se a lungo termine, oppure essi sono talmente vaghi che risulta davvero difficile pensare ad un design concreto per loro.
Immaginiamo un designer che stia creando un’applicazione per aiutare gli studenti universitari a
gestire i loro impegni.
Qual è l’obiettivo? Aiutare gli studenti ad andare meglio a scuola? Ma perché? Perché possano
laurearsi? E qual è l’obiettivo lì? Che siano istruiti? Che trovino un buon lavoro?
Sono convinta che le persone non sempre sanno cosa vogliono, e allora, è giusto ascoltarle? è giusto basarsi su dichiarazioni che magari non sono corrette? Sempre tenendo presente che l’utente può nn farlo apposta ma che semplicemente, in quanto umano, può avere un subconscio che dice una cosa e il corpo che ne fa capire un’altra…e allora noi, cosa facciamo??
Ci impuntiamo sugli obiettivi?
Bene.
Iniziamo dunque a chiederci “perchè”. Perchè l’utente dovrebbe voler usare il nostro prodotto? Perchè c’è bisogno di quella funzione? Cosa sta tentando di fare? Cosa vuole ottenere?
Ovvio che questo è importante. Se il nostro utente non trova quello che sta cercando, ovviamente non lo comprerà. Se le informazioni chiave non sono visibili, il processo decisionale sarà compromesso.
Quello che gli utenti vogliono è uno strumento che li accontenti? Perfetto. Eccolo.
Partire quindi subito con l’obiettivo “dell’utilizzo”, identificando subito gli usi fondamentali, aiuta
ad ottimizzare i tempi di sviluppo ed a rendere il nostro prodotto decisamente più usabile e quindi quale approccio migliore di questo per il nostro successo…
Ma un problema c’è, ovviamente. Fissandosi sui compiti, i designer non cercheranno soluzioni per il problema nella sua globalità. Non vedranno la “foresta” perché troppo occupati a guardare gli alberi.
E quindi? ….siamo sempre al punto di partenza…
A volte ho avuto come l’impressione che in fondo nessuno avesse davvero in mano la risposta a tutto questo…nemmeno chi scriveva in merito. Mi è sembrato tutto un bisogno assoluto di prendere posizione e basta senza preoccuparsi davvero di cosa si stava dicendo.
“Si fa così”, dice qualcuno,”No, è sbagliato, bisogna fare in quest’altro modo”, dice un’altra voce, “I bisogni!!”, “No le attività!!!”, “No gli obiettivi!!”, “e l’emozione?!”, “le funzioni!!” Gridano e litigano altri…
E a questo punto mi viene spontaneo chiedermi…ma siamo sicuri che esista una risposta a tutto questo che sia diversa da un “dipende”?
-
Archivi
- Aprile 2009 (1)
- Febbraio 2009 (1)
- Dicembre 2008 (3)
- Novembre 2008 (6)
- Ottobre 2008 (2)
-
Categorie
-
RSS
Ingressi RSS
Commenti RSS