Dany’s Blog

Lotta per un mondo più usabile

La mia usabilità

In seguito a qualche fugace battuta scambiata oggi nei corridoi della facolta mi e’ sorta spontanea una domanda.
Pretendiamo che il mondo sia usabile con noi, che gli oggetti siano al nostro servizio per poter adempiere ai nostri scopi, che i programmi che usiamo si aprano e, come per magia, gia’ ci diano tutto quello che vogliamo, eccetera…
Ma, volendo rivoltare la medaglia…quanto siamo usabili invece noi?

Quanto la nostra interfaccia risulta usabile all’esterno? (ebbene sì…me lo sto proprio chiedendo!)

Inutile dirvi che credo fermamente che noi non siamo usabili per niente!!

E’ una stronzata? forse si’… ma scrivere un post sull’argomento mi sembra il giusto modo per poter esternare le mie pazzie senza coinvolgere nessuna povera creatura vivente….

Iniziamo indicando alcuni dei principi base dell’usabilita’ quali efficacia, efficienza e soddisfazione dell’utente, seguite da adeguatezza e facilità di apprendimento.

Per essere usabile dovrei quindi essere:

• facile da “imparare”, o meglio facile da capire anche per chi mi vede per la prima volta;
• veloce da usare, per chi già mi conosce;
• efficace nel raggiungere gli obiettivi che mi propongo di fare (inutile dire quindi che dovrei anche, ovviamente, portarli a termine!);
• e soprattutto sempre piacevole da “utilizzare”

(semplifico l’elenco per motivi pratici…non vorrei vi fermaste a leggere a metà per noia :D )

E io già rido….

Facile da imparare….proprio no… ma credo non sia un “problema” esclusivamente mio. Le persone sono piene di mille sfaccetature diverse, di caratteristiche, di emozioni contrastanti, di esperienze alle spalle eccetera. Ovvio che tutto questo non si può “capire” ad una prima occhiata. Si può tentare certo, si può iniziare ad intravedere qualcosa soprattutto in quelle persone che si definiscono “trasparenti” (eviterò di aprire un dibattito anche su questo…facciamo che l’ho scritto giusto perchè ci stava bene…), si può iniziare quantomeno a prendere una direzione, ma non capirai mai nessuno a prima vista.

Credere di poterlo fare è da ipocriti e forse anche un po’ diminutivo e sminuente della persona con cui si sta parlando. Se qualcuno mi venisse a dire (…) che mi ha capito dopo poche ore di chiacchierata, mi sentirei davvero alquanto avvilita personalmente. Ho davvero così poco da dire e mostrare che tutto questo può essere fatto in poche ore?

Iniziamo quindi a porre i primi paletti. Non siamo “facili da imparare” per chi ci vede per la prima volta.

Proseguiamo con la velocità nell’uso di chi già ci conosce. Questo assolutamente sì. E’ il motivo per il quale con un’amico ti capisci attraverso un’occhiata (adoro questa ottimizzazione dei tempi!! :) ), motivo per il quale con un’amico spesso non c’è bisogno di un immenso giro di parole. Lui ti conosce e sa cosa vuoi dire e cosa vuoi, come ti senti e cosa pensi. E tutto questo il più delle volte avviene nell’arco di un saluto.

Il secondo paletto quindi pone un punto a favore della nostra usabilità. Siamo veloci da usare per chi ci conosce.

Efficaci nel raggiungere gli obiettivi. Su questo potrei mettere con un bel “dipende”. Personalmente tento di esserlo (efficace) ma non sempre ci riesco. Non solo poi non sempre è facile raggiungere i propri obiettivi nel minor tempo e col minor sforzo possibile, ma il più delle volte addirittura non si riesce nemmeno a raggiungerli! Obiettivi troppo irraggiungibili e visionari forse? Sopravvalutazione delle nostre capacità?  Assolutamente sì, ma allora la colpa è assolutamente solo nostra (se non siamo abbastanza ragionevoli da porci giusti obiettivi e se non riusciamo a capire nemmeno le nostre capacità realli) ed è inutile prendercela con chiunque altro.

Per interagire con un sistema cerchiamo di capirne i limiti per poter usare poi tutto quello che questi limiti comprendono nel migliore dei modi e a nostro favore… ma allora perchè sempre più spesso non facciamo lo stesso con noi stessi? Non staremmo tutti meglio e saremmo più felici se accettassimo il nostro “sistema” così com’è? Non saremmo in quel momento più consapevoli dei nostri obiettivi ed efficaci nel raggiungerli?

Ne deriva che no, non siamo efficaci nel raggiungere gli obiettivi.

Arriviamo ora al bello: piacevole da utilizzare. E su questo argomento ci sarebbero una marea di cose da dire ma forse l’argomento è un po’ troppo psicologico per le mie capacità. Possiamo giusto parlare di compatibilità “a pelle” e compatibilità caratteriali ad esempio. Credo fermamente infatti che, nel caso di cui si sta parlando, non ci si possa definire “piacevoli” verso chiunque. Non ci sono linee guida per questo (e forse è anche un bene), non potremmo mai piacere a tutti. Provarci certo è consentito, ma ciò significa immedesimarsi in quello che il nostro interlocutore vuole e darglielo, distruggendo quindi in parte il nostro essere reale. Adattarsi è certo una delle migliori caratteristiche che noi umani abbiamo e che non riusciremo mai a trasmettere del tutto al nostro software, ma adattarsi sempre agli altri toglie a poco a poco quello che fa appunto dell’uomo una cosa totalmente diversa da un software… il proprio carattere…

Mettiamo quindi anche l’ultimo “no” nella nostra lista.

Se la matematica non mi inganna quindi, ne risulta che possiamo anche costruire le migliori interfacce del mondo, progettare sistemi utilizzabili persino da un gatto, applicare ai nostri lavori tutte le linee guida del mondo affinchè tutti siano tutti felici e desiderosi di utilizzarli, ma quello che non riusciremo mai a fare è essere prima di tutto noi stessi usabili verso il mondo esterno…

Novembre 18, 2008 Pubblicato da danyonweb | Riflessioni personali | | Ancora nessun commento.